Fronte della Gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà

8 04 2011

Il Fronte della Gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà, o Fronte della Gioventù, fu la più nota ed estesa organizzazione giovanile partigiana durante la lotta di Liberazione in Italia (1943-1945). Venne costituito a Milano nel gennaio 1944, in forma unitaria, dai rappresentanti dei giovani comunisti, socialisti, democratici cristiani, ai quali si unirono subito i giovani liberali, del Partito d’Azione, repubblicani, cattolici comunisti, le ragazze dei Gruppi di Difesa della Donna (dai quali in seguito sorgerà l’UDI), i giovani del Comitato contadini. La base ideale e programmatica fu elaborata da Eugenio Curiel (1912-1945), giovane scienziato triestino, già confinato dal Fascismo a Ventotene, ucciso a Milano il 24 febbraio 1945. Per il suo eccezionale contributo recato alla mobilitazione dei giovani nella lotta partigiana Curiel è stato insignito di medaglia d’oro alla memoria.

Medaglietta emessa in onore di Eugenio Curiel

L’organizzazione si proponeva di convogliare le forze giovanili nella lotta di liberazione e di essere nello stesso tempo una palestra per un’educazione democratica che superasse ogni residua mentalità fascista. Il Fronte della gioventù, diceva fra l’altro il manifesto costitutivo, «è l’organizzazione di tutti i giovani italiani senza distinzione di fede religiosa o di tendenza politica… Organizza l’azione armata dei giovani. Promuove il reclutamento, gli aiuti finanziari e gli approvvigionamenti per le forze partigiane. Dà vita a formazioni giovanili di tipo militare che servono come ausiliarie per le informazioni, i trasporti, la vigilanza. Vuole la partecipazione dei giovani alla vita sociale e politica della nazione sotto il segno della democrazia più larga. Chiede ai giovani di conquistarsi questo diritto mostrandosi i primi nel sacrificio e nella lotta».
Le prime riunioni clandestine del Fronte della gioventù avvennero nella sacrestia della chiesa di San Carlo al Corso (Milano), con l’aiuto dei sacerdoti antifascisti Camillo De Piaz e David Maria Turoldo, che in precedenza si erano adoperati per mettere in contatto Eugenio Curiel col movimento giovanile democristiano. Da Milano il Fronte si estese poi a tutte le regioni ancora soggette all’oppressione nazifascista. Nell’estate del 1944 numerosi nuclei sorgevano nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, nei quartieri cittadini e nei villaggi, mentre sulle montagne si costituivano alcune brigate partigiane composte esclusivamente di giovani. Anche nel settore della stampa clandestina il Fronte era presente, pubblicando il periodico Fronte della Gioventù a Milano, e altri con lo stesso titolo a Domodossola (durante la “Repubblica dell’Ossola”) e in altre zone libere.

Un prospetto degli aderenti al Fronte della Gioventù dava nel gennaio 1945 le cifre di 3.800 organizzati in Piemonte, 2.100 in Liguria, 2.700 in Lombardia, 3.000 in Emilia.


Alcuni distintivi della FGC


I retri. Solo 2 riportano il nome del fabbricante Lorioli e Castelli, Milano. Il secondo, è in plastica colorata.

L’unità tra i giovani dei partiti antifascisti, realizzatasi durante la guerra di Liberazione, non resse alla nuova situazione determinatesii nel dopoguerra, nella quale ogni partito riprese la piena libertà d’azione. La preponderanza e il maggior attivismo dei giovani aderenti al Partito Comunista finirono infatti con il dare all’organizzazione una linea politica molto vicina a quella del Partito Comunista. Per cui tra il 1945 e il 1946 gli altri movimenti giovanili, ad eccezione di quello socialista, ritirarono la propria adesione. Nel 1947 il Fronte della Gioventù cessò praticamente di esistere.


Medaglia del 1° Congresso nazionale tenutosi a Bologna nel 1946


Medaglia del Raduno della Gioventù tenutosi a Firenze nel 1947


Medaglia emessa dalla FGCI fiorentina nel 1953 per il secondo congresso provinciale. Riutilizza lo stesso recto della medaglia del raduno della gioventù del 1947

Annunci




Partito dei Contadini d’Italia

23 10 2009

Il Partito dei Contadini d’Italia fu fondato nel 1920 e, pur partendo da idee socialiste riformiste, il partito nacque e crebbe indipendente, con il solo scopo, ben precisato in uno slogan propagandistico, Dare ai Rurali una coscienza politica ed agli Italiani una coscienza rurale. Nel 1921 aveva costituito anche un proprio organo di stampa La voce del contadino, che si definiva Organo quindicinale dei piccoli e medi produttori rurali, riportando il simbolo del partito che vedeva racchiusi in un triangolo la spiga, la vanga ed i grappoli d’uva.
Il programma del Partito era un programma popolare, soprattutto per l’ispirazione cristiana e la problematica riferita a concrete esigenze del mondo rurale o di decentramento dello Stato, assumendo in seguito una patina socialista definendosi laico, pacifista ed antiborghese o, meglio ancora, anticapitalista, avendo sin dall’inizio quei connotati che lo porteranno più tardi ad essere apertamente antifascista; il programma affermava inoltre: la borghesia agraria non potrà mai recare salute alla classe dei contadini per l’insanabile antitesi degli interessi, vedendo essa in ogni concessione fatta ai lavoratori un gravame per se stessa.
Il Partito dei Contadini si ripresentò alle elezioni del 1924, le ultime elezioni democratiche, il Fascismo, ormai al potere, sancirà dall’anno successivo il principio totalitario della lista unica. Il Partito dei contadini ottenne 4 seggi: 3 nel Collegio di CN-AT-AL, 1 nel Collegio di Torino.
Dopo il delitto Matteotti, il Partito dei Contadini doveva scegliere se aderire al fascismo o diventarne oppositore: Insabato si ritirò dalla vita politica sostenendo la sua posizione né con il Fascismo, né con l’opposizione, Romanini uscì dal Partito ed aderì al Fascismo, Prunotto e Scotti si unirono agli Aventiniani, dichiarando apertamente il loro antifascismo e fu soprattutto Giacomo Scotti a pagare le conseguenze più gravi della sua scelta.
Il Partito dei Contadini era ormai disciolto, il mondo rurale si era ritrovato pienamente schierato con il Fascismo.
Terminata la guerra, Urbano Prunotto riorganizzò nuovamente il Partito dei Contadini e si presentò capolista alle elezioni comunali del 24 marzo 1946, si votava ancora con il sistema maggioritario, la Democrazia Cristiana ottenne 3.568 voti e 24 seggi, il Fronte Democratico costituito da Socialisti e Comunisti ebbe 2.054 voti ed i restanti 6 seggi suddivisi fra tre socialisti ed un comunista; il Partito Contadini d’Italia ottenne 1.238 voti, ma per la legge maggioritaria, non ottenne alcun seggio.
Deluso da quel risultato, Prunotto lasciò la vita politica dopo aver affidato a dei giovani le sorti del Partito e morì ad Alba il 14 aprile 1948. Dopo la sua morte, il Partito dei Contadini si ricostituì nell’albese recuperando Francesco Farinetti e due nuovi esponenti, Giacomo Boeris e Costantino Carniccio; il Partito si ripresentò alle elezioni amministrative del 1951, assieme a Liberali ed Indipendenti e per i contadini vennero eletti Boeris, Carniccio e Farinetti, conquistando 3 dei 4 seggi riservati alla lista. Francesco Farinetti morì il 28 dicembre 1954 e gli successe in Consiglio Eustachio Negro. Il Partito dei Contadini continuava la sua espansione nell’albese e nel 1956 si ripresentava alle elezioni amministrative da solo, conquistando 3 seggi ed erano eletti Carniccio, Boeris ed Elvio Torchio, mentre Carniccio veniva pur eletto Consigliere provinciale nel collegio di Alba; anche nel 1960 il Partito dei Contadini si presentava alle elezioni amministrative del Comune di Alba, otteneva 2 seggi con Carniccio e Dario Torchio e Carniccio veniva ancora rieletto consigliere provinciale.
Il Partito dei Contadini aveva ormai svolto la sua funzione, la Democrazia Cristiana con l’organizzazione della Coltivatori Diretti di Paolo Bonomi si era diffusa capillarmente nel mondo contadino, all’interno si verificano diverse scissioni e si cercano nuovi alleati per sopravvivere. Il 23 febbraio del 1958, il professor Giacomo Boeris indisse a Torino, assieme al senatore Bosia, il primo Congresso della ruralità nel tentativo di riunificare tutte le varie componenti. Il tentativo sembrava riuscire: le varie componenti costituirono un unico direttivo per presentarsi alle elezioni politiche assieme al Movimento di Comunità di Adriano Olivetti ed il Partito sardo d’Azione, portando fra i candidati Costantino Carniccio, che non venne eletto.
La sconfitta elettorale determinò nuovi contrasti all’interno del Partito, un nuovo leader stava emergendo, il professor Giovanni Cerruti, che tentava di ricostruire il Partito dei Contadini e portarlo alle elezioni politiche del 1963, assieme al Partito Repubblicano; nella lista per la Camera dei Deputati della circoscrizione CN-AL-AT, i candidati erano Cerruti, Carniccio, Balestrino e Turello; Alessandro Scotti si era candidato con il Partito Monarchico: il risultato fu che nessuno di essi venne eletto e neanche il Partito Repubblicano poté avvantaggiarsi del voto dei contadini. La delusione fu grande: Carniccio lasciò il Partito ed aderì al Partito Social-democratico italiano, Cerruti continuò da solo la sua battaglia, trasformando il movimento contadinista in Partito Rurale democratico, pensando alla scadenza elettorale del 1968, confluendo definitivamente alle elezioni nel Partito Repubblicano, ponendo così fine alla vita del Partito dei Contadini d’Italia.

Distintivo degli anni 20 Da Noi

La tessera Tessera Da Noi

Il distintivo del 1945Contadini

Una bella cartolina, che riproduce il distintivoCArtolina COntadini