Partito dei Contadini d’Italia

23 10 2009

Il Partito dei Contadini d’Italia fu fondato nel 1920 e, pur partendo da idee socialiste riformiste, il partito nacque e crebbe indipendente, con il solo scopo, ben precisato in uno slogan propagandistico, Dare ai Rurali una coscienza politica ed agli Italiani una coscienza rurale. Nel 1921 aveva costituito anche un proprio organo di stampa La voce del contadino, che si definiva Organo quindicinale dei piccoli e medi produttori rurali, riportando il simbolo del partito che vedeva racchiusi in un triangolo la spiga, la vanga ed i grappoli d’uva.
Il programma del Partito era un programma popolare, soprattutto per l’ispirazione cristiana e la problematica riferita a concrete esigenze del mondo rurale o di decentramento dello Stato, assumendo in seguito una patina socialista definendosi laico, pacifista ed antiborghese o, meglio ancora, anticapitalista, avendo sin dall’inizio quei connotati che lo porteranno più tardi ad essere apertamente antifascista; il programma affermava inoltre: la borghesia agraria non potrà mai recare salute alla classe dei contadini per l’insanabile antitesi degli interessi, vedendo essa in ogni concessione fatta ai lavoratori un gravame per se stessa.
Il Partito dei Contadini si ripresentò alle elezioni del 1924, le ultime elezioni democratiche, il Fascismo, ormai al potere, sancirà dall’anno successivo il principio totalitario della lista unica. Il Partito dei contadini ottenne 4 seggi: 3 nel Collegio di CN-AT-AL, 1 nel Collegio di Torino.
Dopo il delitto Matteotti, il Partito dei Contadini doveva scegliere se aderire al fascismo o diventarne oppositore: Insabato si ritirò dalla vita politica sostenendo la sua posizione né con il Fascismo, né con l’opposizione, Romanini uscì dal Partito ed aderì al Fascismo, Prunotto e Scotti si unirono agli Aventiniani, dichiarando apertamente il loro antifascismo e fu soprattutto Giacomo Scotti a pagare le conseguenze più gravi della sua scelta.
Il Partito dei Contadini era ormai disciolto, il mondo rurale si era ritrovato pienamente schierato con il Fascismo.
Terminata la guerra, Urbano Prunotto riorganizzò nuovamente il Partito dei Contadini e si presentò capolista alle elezioni comunali del 24 marzo 1946, si votava ancora con il sistema maggioritario, la Democrazia Cristiana ottenne 3.568 voti e 24 seggi, il Fronte Democratico costituito da Socialisti e Comunisti ebbe 2.054 voti ed i restanti 6 seggi suddivisi fra tre socialisti ed un comunista; il Partito Contadini d’Italia ottenne 1.238 voti, ma per la legge maggioritaria, non ottenne alcun seggio.
Deluso da quel risultato, Prunotto lasciò la vita politica dopo aver affidato a dei giovani le sorti del Partito e morì ad Alba il 14 aprile 1948. Dopo la sua morte, il Partito dei Contadini si ricostituì nell’albese recuperando Francesco Farinetti e due nuovi esponenti, Giacomo Boeris e Costantino Carniccio; il Partito si ripresentò alle elezioni amministrative del 1951, assieme a Liberali ed Indipendenti e per i contadini vennero eletti Boeris, Carniccio e Farinetti, conquistando 3 dei 4 seggi riservati alla lista. Francesco Farinetti morì il 28 dicembre 1954 e gli successe in Consiglio Eustachio Negro. Il Partito dei Contadini continuava la sua espansione nell’albese e nel 1956 si ripresentava alle elezioni amministrative da solo, conquistando 3 seggi ed erano eletti Carniccio, Boeris ed Elvio Torchio, mentre Carniccio veniva pur eletto Consigliere provinciale nel collegio di Alba; anche nel 1960 il Partito dei Contadini si presentava alle elezioni amministrative del Comune di Alba, otteneva 2 seggi con Carniccio e Dario Torchio e Carniccio veniva ancora rieletto consigliere provinciale.
Il Partito dei Contadini aveva ormai svolto la sua funzione, la Democrazia Cristiana con l’organizzazione della Coltivatori Diretti di Paolo Bonomi si era diffusa capillarmente nel mondo contadino, all’interno si verificano diverse scissioni e si cercano nuovi alleati per sopravvivere. Il 23 febbraio del 1958, il professor Giacomo Boeris indisse a Torino, assieme al senatore Bosia, il primo Congresso della ruralità nel tentativo di riunificare tutte le varie componenti. Il tentativo sembrava riuscire: le varie componenti costituirono un unico direttivo per presentarsi alle elezioni politiche assieme al Movimento di Comunità di Adriano Olivetti ed il Partito sardo d’Azione, portando fra i candidati Costantino Carniccio, che non venne eletto.
La sconfitta elettorale determinò nuovi contrasti all’interno del Partito, un nuovo leader stava emergendo, il professor Giovanni Cerruti, che tentava di ricostruire il Partito dei Contadini e portarlo alle elezioni politiche del 1963, assieme al Partito Repubblicano; nella lista per la Camera dei Deputati della circoscrizione CN-AL-AT, i candidati erano Cerruti, Carniccio, Balestrino e Turello; Alessandro Scotti si era candidato con il Partito Monarchico: il risultato fu che nessuno di essi venne eletto e neanche il Partito Repubblicano poté avvantaggiarsi del voto dei contadini. La delusione fu grande: Carniccio lasciò il Partito ed aderì al Partito Social-democratico italiano, Cerruti continuò da solo la sua battaglia, trasformando il movimento contadinista in Partito Rurale democratico, pensando alla scadenza elettorale del 1968, confluendo definitivamente alle elezioni nel Partito Repubblicano, ponendo così fine alla vita del Partito dei Contadini d’Italia.

Distintivo degli anni 20 Da Noi

La tessera Tessera Da Noi

Il distintivo del 1945Contadini

Una bella cartolina, che riproduce il distintivoCArtolina COntadini

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Democrazia Sociale

29 09 2009

Democrazia Sociale, o Partito Democratico Sociale Italiano, nacque nel 1919 come coalizione elettorale, nella corrente di sinistra dell’area liberale.
La coalizione ottenne il 10,9% dei voti, e venne ripresentata anche alle elezioni del 1921 (4,7%) e 1924 (1,4%), in alleanza con il Partito Nazionale Fascista di Mussolini.
Dopo la fiducia al governo Mussolini, ebbe 3 ministri: Teofilo Rossi ministro dell’Industria, Gabriello Carnazza titolare del dicastero dei Lavori Pubblici e Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (fondatore e segretario del partito) a capo delle Poste e Telegrafi.
Cancellato a seguito delle leggi fasciste, il movimento cadde in disgrazia dopo che Colonna di Cesarò prese parte alla secessione aventiniana (venendo di conseguenza posto in regime di sorveglianza dal 1925 al 1934). L’ex ministro e segretario morì nel 1940 e il partito non riuscì a riprendersi nemmeno al termine del secondo conflitto mondiale.

Ecco la cartolina di propaganda elettorale di Cerabona, del 1924
Al fronte il simbolo elettorale
DS cartolina1

All’interno la foto e l’appello elettorale di Cerabona
DS cartolina23

Al retro il fac-simile della scheda elettorale
DS cartolina4

Tre rari distintivi DS, il primo è in argento, di grossa dimensione, gli altri in metallo dorato, con e senza sigla
DS

I retri marcati Johnson, Milano
De retri

Il retro della tessera del Partito Democratico del Lavoro (DL), del 1945
DL

L’interno, in bianco, con la dicitura completa
DL2





Gruppi d’Azione Nizzarda

13 09 2009

I Gruppi di Azione Nizzarda rivendicavano il ritorno di Nizza all’Italia, ceduta alla Francia nel 1861 tramite un plebiscito (contestato da Giuseppe Garibaldi, suo illustre figlio). Nati in seno al PNF (non ho notizia dell’anno di fondazione), videro alla presidenza Ezio Garibaldi, nipote dell’Eroe e figura controversa del fascismo. Propugnava la continuità ideale fra le camice rosse garibaldine e quelle nere fasciste. Ciò nonostante, pare che dall’anno VII non rinnovò la tessera al PNF e fu anche accusato di antifascismo ed estromesso alla carica di comandante della Legione Garibaldina. Comunque a Mussolini serviva, dopo la “conquista” di Nizza, avere un movimento fascista che lo appoggiasse e lo mise alla guida dei GAN.
Nel 1943 però i GAN vennero sciolti (durarono quindi pochi anni). Questo il testo di un volantino che ne segnava la cessazione:
CAMERATI!

Mi è stato promesso che entro il mese corrente, lascerò l’Italia per raggiungere la zona di operazioni. Ho sempre pensato e dichiarato che una grave mutilazione di guerra, e l’essere stato per tre volte volontario, non costituivano motivo sufficiente per esimere un nipote di Giuseppe Garibaldi dal partecipare, da soldato, a questa ultima guerra di indipendenza del nostro Paese. Oggi finalmente, spero si compia l’ardente mio desiderio ripetutamente espresso dal giugno 1940. Nell’opera di propaganda per l’italianità di Nizza ho ripetutamente affermato che l’Italia, e con essa anche Nizza spiritualmente a lei congiunta, si serve su tutti i campi ove più ferve questa immane battaglia; e poichè l’avvenuta occupazione militare del territorio nizzardo, è preludio alla naturale annessione a Vittoria ottenuta, e poichè <<il Partito Nazionale Fascista riassume nella sua attività anche i compiti dei vari Gruppi d’Azione irredentista>>, la decisione del Segretario del P.N.F. di procedere allo scioglimento dei Gruppi è sicura garanzia che ciò avverrà.

CAMERATI E CAMERATE DEI GRUPPI, SETTORI E NUCLEI!

Il vostro compito è stato da voi assolto con fervida abnegazione e salda fede, e di ciò vi ringrazio con il cuore di Nizzardo e di nipote di Colui, che volle libera la sua terra natìa. Conservate intatte la vostra fede e le insegne: esse saranno con noi il giorno della Vittoria, quando Nizza sarà riconsacrata per sempre all’Italia. Fino a quel giorno veglieranno per voi i Caduti per la Patria dal Risorgimento ad oggi, i Nizzardi che nella loro terra natale si oppongono alla ferocia comunista ed ai rinnegatori della Patria, i Caduti del Battaglione <<Nizza>> che i loro gagliardetti hanno bagnato del loro sangue. Nel lasciare il Comando dei Gruppi, desidero resti imperituro nei vostri cuori e nella vostra fede il testamento di Giuseppe Garibaldi: <<…Riserbo per me e per i miei discendenti il diritto di rivendicare il mio paese nativo, in un’epoca ove il diritto delle genti non sia parola vana>>.

NIZZA FINO ALLA MORTE!

Roma 19 Giugno 1943 – XXI

Cons. Naz. Gen. EZIO GARIBALDI

Volantino GAN

Volantino GAN

Di seguito posto il bel distintivo smaltato, nelle 2 dimensioni conosciute.

Dist P1060429

I retri, con attacco a piedino, marcati il grande Casa di B. Cellini – Firenze e il piccolo Soc. Anonima Pagani – Milano (con doppio marchio sul corpo e sul piedino)
Retri P1060433

ed ora la tessera, datata 1942. Al retro la frase di Giuseppe Garibaldi, da una lettera al sindaco di S. Remo del 10 Aprile 1860:
… protesto contro la violenza fatta a Nizza colla corruzione e colla forza brutale. Riserbo per me e per i miei discendenti il diritto di rivendicare il mio paese nativo in un’epoca ove il diritto delle genti non sia parola vana.
Per questo motivo fu messo Ezio alla presidenza dei GAN

GAN 01

L’interno della tessera, intestata ad un ufficiale veterinario, con foto in uniforme 1934 con il bavero azzurro.
GAN 2

Particolare dell’erinnofilo e del timbro
BOLLO P1060414

Ed ora una carta intestata ed una busta, in bianco, della sede di Ascoli PicenoBusta GAN

Qui trovate il link alla discussione su BMF:
http://www.blitzkriegmilitaria-forum.com/showthread.php?t=3330